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| Gli interventi di recupero e ristrutturazione |
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Il Palazzo Bernardini ha subito danni e devastazioni alla fine della guerra tali che, quando ai primi di maggio 1945, l'Associazione, che ne era stata scacciata dal Comando tedesco, rientrò nella parte a levante del primo piano, fu necessario procedere subito a lavori di riassetto.
Successivamente l'Associazione, divenuta proprietaria di tutto il primo piano e di due terzi del piano terreno, con la Presidenza Del Dotto iniziò un complesso di lavori rivolti sia al consolidamento delle strutture murarie, sia, sempre con il massimo rispetto delle caratteristiche storiche ed artistiche di Palazzo Bernardini, al restauro degli affreschi, al rispristino delle cornici dorate riquadranti le pareti e delle porte, in particolare di quelle dorate che avevano sofferto i maggiori danni.
Con la Presidenza Rontani venne accelerata l'opera di sistemazione e di restauro dei locali del piano terreno, affrescati nelle volte e sulle pareti, e del primo piano, dove particolare impegno richiesero i locali di rappresentanza che vennero arredati e rifiniti ritappezzando le pareti con tessuti di seta.
L'Associazione, divenuta proprietaria della maggior parte del secondo piano e di tutta la soffitta, con la Presidenza Pardini provvide al completo rifacimento del tetto ed al restauro della gronda e del cornicione, e quindi dette luogo al completo riassetto del secondo piano, dove, tra l'altro, furono liberati dalle incannicciate i vecchi soffitti a cassettoni, ricostruiti o rinforzati i solai e rifatti i pavimenti.
Infine furono sistemate le soffitte, che non erano abitabili, rinforzando i solai, rifacendo i pavimenti, ripristinando la bellezza delle travi e travicelli del tetto, coibentando lo stesso e dotando di servizi e d'impianto di riscaldamento i locali così ricavati.
Successivamente si provvide a recuperare integralmente l'antica altana, risalente alla configurazione cinquecentesca del palazzo, dove si trovano due stanze deliziose da cui è possibile godere di uno splendido panorama dei più suggestivi scorci della città. In particolare sono stati restaurati i dipinti ottocenteschi alle pareti di una delle due stanze.
L'Associazione, aderendo di buon grado ad istanze rivoltele affiché fosse evitato che uscissero da Lucca, ha acquistato due dipinti di Pompeo Batoni (degno di nota il ritratto di un Bernardini), e uno del Jordaens, che come noto rientra, con Rubens e Van Dyck, nella triade dei massimi "Anversati", che davano il tono alla intera pittura di Fiandra. Si tratta di una Natività che nel passato, portata in dote da una Olandese, era pervenuta attraverso matrimoni al patrimonio dei Mansi, passando, sembra, anche da Palazzo Bernardini.
Con le attente opere di recupero e ristrutturazione l'Associazione ha provveduto alla conservazione di un edificio che è parte della storia economica e sociale della città.
In effetti Palazzo Bernardini rappresenta non solo una sede prestigiosa e funzionale, ma anche un segno di continuità ed una testimonianza dei profondi legami dell'Associazione con i valori più significativi della realtà lucchese. |
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